CRITICA TEATRALE

001

002

ARCHIVIO STORICO UNIVERSALE DELLE BELLE ARTI DEL CENTRO ACCADEMICO MAISON D’ART DI PADOVA

CRITICA TEATRALE a cura dello scrittore e critico Gianni Longo

002

001

GIANNI LONGO – Scrittore, critico letterario e di arti visive

“Chi è Gianni Longo?”

Se lo chiese Sebastiano Grasso appena cominciò ad intervistarlo per un articolo che poi venne pubblicato via Internet nel -Il Gruppo di Polifemo-

“Cosa ha di così particolare questo illustre sconosciuto da attrarre l’attenzione di uomini come Piero Guccione,Leonardo Sciascia,di Renato Guttuso,del grandisso anche Antonio Zoran Music?”

Giovanni Longo(all’anagrafe) è nato nel Trentino,da genitori nativi e vissuti per lunghi anni a Cesarò,paese dove il nostro protagonista passò tutta la sua l’infanzia.

Nell’età adulta,indossando studi universitari,mantenne contatti sociali che metabolizzarono le sue esperienze e conservandole in un profondo e ricco bagaglio del Sapere.

Gli era accanto sempre la moglie Rita,donna anche essa di grande spessore intellettuale.

Nel 1986,a dicembre,Gianni Longo ha dato luce a Catania ad una galleria d’arte:Il Segno.

Fu un’antologica di Piero Guccione ha dare inizio a questa nuova sede di cultura e con la presenza di Leonardo Sciascia che la definì:Il più bel museo d’Europa.

Un po’ più tardi Gianni Longo provò a portare nella nostra Sicilia incontri culturali internazionali come-Da Monet a Morandi-o una grande antologica di Hans Hartung.

Ma furono tentativi inutili,la Sicilia non sentiva di averne bisogno,così all’autore gli strappò tutto il suo proggetto.

Anche all’estero i contatti sociali di Gianni Longo non tralasciavano mai il mestiere di apprendere per conoscere.

A dicembre del 2017 la casa storica Curcio Editore gli pubblica il suo primo libro dal titolo Lasciami almeno un sogno e mettendolo,sin dalla sua nascita, nella collana dei suoi autori di talento. (libro a cui l’autore dedicò 7 anni per realizzarlo),raccolta di scritti che subito fu presa in attenzione dalle altre grandi case editrici esistenti in Italia come Mondadori,La Feltrinelli,Garzanti, ed altri ancora.

Testi che testimoniano quanto Sergio Sciacca-noto personaggio della cultura-scrisse in una recensione pubblicata poi nel giornale La Sicilia il 21 gennaio 2019: “E’ un libro filosofico,che studia profondamente la parola e incoraggia alla riflessione,a conoscere se stessi. Gianni Longo,l’autore di Lasciami almeno un sogno è un raffinato intenditore d’arte e un autentico cesellatore del pensiero in uno stile prezioso.”

Anche Giuseppe Possa-critico letterario della Cairo Editore-nella rivista -La Scintilla-nel 2018 scrisse: “Gianni Longo s’affacciò nel mondo della saggistica facendo pubblicare Lasciami almeno un sogno,dove sono raccolti scritti dove ogni argomento pare intrecciato a un altro e in un meccanismo sinuoso e lastricato di perle,di pensieri,di considerazioni tra arte e letteratura diventandone nutrimento per la mente.

Và segnalato inoltre che il 24 novembre 2018 Gianni Longo,in occasione del Gran Galà del Premio letterario Milano Intenational 2018,ricevette il prestigioso Premio della Giuria per il suo libro. Nel 2020 gli furono consegnati: il Diploma Honoris Causa come 1° classificato del Premio Giuseppe Ungaretti, il Premio Giacomo Leopardi, il Diploma Honoris Causa di Critico Letterario e di Arti Visive.

Premio il teatro nell'arte 2020

Simonetta Cartia

nella primavera della sua vita

Si commenta di loro,a volte si ride di loro,ma ciò che necessita agli attori e cantanti lirici è quella felicità che per tanto tempo hanno accarezzato : salire sul palcoscenico della propria vita che si chiama teatro. Tutto il resto passa in secondo piano.

Chi ama intensamente le arti sceniche è Simonetta Cartia. Di già davanti al sipario incontra un’esperienza nuova,unica e ogni cosa verniciata dall’incanto della novità.

Sin da piccola ha cimentato,e poi coltivato profondamente,l’arte della recitazione.

La buona stagione del suo mondo è stata sempre ancorata nei suoi segreti tutti da scoprire. Così il teatro ne diventò la sua primavera.

In questo spettacolo senza la quarta parete ogni sussulto,anche se tragico, le fa assaporare,nella giusta misura,il trascorrere del suo essere,per di più la illumina di ciò che gli altri recitano male nella vita.

Anche la società odierna ha bisogno di un palcoscenico se vuole educarsi a conoscere il mondo,se vuole amare tutte le cose e magari di rimando riceverne un applauso.

Il teatro è un insieme di differenti discipline che unite insieme concretizzano l’esecuzione di un evento spettacolare dal vivo,e Simonetta Cartia ne ha fatto sin dall’inizio l’àncora a cui aggrapparsi per coltivare e far crescere la sua cultura: il grande desiderio della natura profonda della nostra protagonista.

Nell’universo della musica lirica,della grande musica cioè,nel mondo di emozioni segrete ed estranee alla sensibilità comune,la Cartia anche con la sua voce ci abita dentro,portando lo spettatore altrove per fargli generare stupore e ammirazione. Il fiato del pubblico nel frattempo ne scalda la sua interpretazione.

Canto e recitazione diventano quindi per la nostra protagonista una “poesia” soggettiva per interrogare i più intimi recessi della sua anima.

Anche da attrice è capace di costruire identità,e dal silenzio del pubblico esterna le parole che ha dentro di sé,pesandole nel frattempo sulla bilancia del proprio respiro.

Il suo spettatore intanto diventa il regista delle proprie inquadrature per afferrare quella scena che lo fa giungere all’agognata attesa che sognava.

Tutti siamo su un palcoscenico. In platea non è rimasto più nessuno. Tra ambiguità ed incoerenze la società è diventata una rappresentazione scenica dove scorrono i misteri dell’avventura umana, restando fedele ad un’intenzionalità d’espressione che si colloca al di sopra dell’arte stessa per apprezzare Simonetta Cartia come una figlia della recitazione e del Bel Canto.

28 aprile 2020 Gianni Longo

Sul palcoscenico

…tutto il mondo è un teatro,ma benvenuti al mio teatro,a quell’infinità di mondi che mi abitano per aprirmi le palpebre e le porte dell’anima.

Per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla mia sensibilità.

Per il letterato scrivere è annerire una pagina bianca. Fare spettacolo è illuminare una scatola nera che educa ed ispira la gente a un processo di socializzazione e di comunicazione.

Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela,dove un calcolatore abile correggerebbe i suoi errori,dove l’artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato,il teatro con la sua voce e coi suoi gesti e con tutta la complessità delle sue sfumature,è capace di restituire l’esperienza visiva del mondo,quella linfa vitale cioè che ci fa ritrovare in anticipo l’opera nostra.

In un mondo dove tutto è un turbine di forze,dove tutto si trova contemporaneamente in alto e in basso, al centro e alla periferia,in scena la partitura della nostra musica si armonizza,diventa straordinaria a tal punto da farci indossare e rimodellare lo spettacolo del nostro vivere.

La nostra anima quindi si rappresenta sul palco di un teatro,a volte anche quando è malandata per far nascere in noi l’arte di amare le cose,il mondo,il nostro pensiero.

Ne è passato del tempo,e anche tanti scenari fatti di movimenti e di azioni, ma sono sempre un toccasana, infatti sul palcoscenico le parole fluiscono una dopo l’altra,così la danza,la musica. Il tutto è molto complesso,tant’è che si abbracciano molteplici espressioni di tante arti.

Di già sul proscenio si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita. Col suo fortissimo potere di fascinazione ci fa recitare,ma per farci recuperare il volto delle nostre virtù,mostrare l’immagine dei nostri vizi e offrirci la natura allo specchio.

Si ipotizza che le formiche siano apparse sulla Terra tra i 140 e i 160 milioni di anni fa,vivono in colonie svolgendo un ruolo ecologico fondamentale nel loro habitat. Sono insetti sociali che danno vita a colonie formate fino a milioni di formiche ed esistono pacificamente e in una elevata organizzazione. La loro collaborazione è l’esempio del successo evolutivo della loro convivenza. Se avvertono un pericolo, segnalano alle compagne la strada per raggiungere una nuova fonte di cibo.

L’uomo invece ha sempre contemplato la sua forza,la sua dominanza e la sua superiorità,e non solo per pavoneggiarsi, fa parte di un mondo avverso e incomprensibile e si considera la specie più eminente del pianeta e nella sua Italia ancora nascosta sotto il tappeto dell’ignoranza e dei pregiudizi.

Nelle vene della nostra società lo spettacolo della vita oscilla,stride. Passerà molto tempo,e solo un giorno lontanissimo,quando tutti i tempi saranno consumati,sapremo che ci siamo sbagliati.

Siamo un chiassoso popolo di mestatori,siamo noi stessi a vivere,nello stesso istante,la nostra immagine e il suo rovescio,ma con la mente,ossia con il meraviglioso mosaico del sapere e con grande sensibilità tentiamo di trovare l’arte del nostro cambiamento,soprattutto col teatro dove recitiamo le nostre fantasie affinchè la nostra anima si rappresenti,si metta in scena anche per sorprenderci sia con le parole,sia con la mimica,con la sua scenografia e costumi.

E’ lieto l’occhio davanti al quale passano le scene. E’ lieto l’orecchio che ascolta la musica di Puccini. Perfino la perdizione,la rovina irreparabile del nostro tempo si allontana. Anche se il teatro muore tutte le sere…rinasce il giorno dopo per aprire il sipario ad una nuova luce che accompagna le meraviglie del nostro essere e combattere le sue nefandezze.

Pensando alla vita rincorro il pregio della sua lettura. E pensando alle miriadi di risposte alle mie domande,l’unica che davvero può andarmi bene è quella della mia anima,delle mille mie anime che mi sussurrano che ogni giorno per me è una nuova alba che si posa sul palcoscenico della mia vita per illuminarla di mille e stupefacenti colori.

                                                                                                                                                                                                                                                Gianni Longo

20 luglio 2020