NUOVI MOVIMENTI D’ARTE

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I NUOVI MOVIMENTI D’ARTE

Nel 2000, tutto converge, attraverso le informazioni, di cui possono usufruire gli artisti d’oggi, mentre la cultura d’arte si diffonde, mediante libri, mostre e nelle comunicazioni con i mezzi informatici. In questo contesto storico, il Centro Accademico Maison d’Art di Padova si è inoltrato in un’avventura ricca di fascino nel promuovere cultura ed iniziative internazionali con lo scopo di indicare talenti e nuovi movimenti artistici che possono rinnovare il linguaggio tecnico-espressivo dell’arte con la riscoperta di valori che superano la modernità del 900 legata alle avanguardie storiche ed alla stessa contemporaneità, rivolgendo la ricerca al domani.

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Francesca Romana Fragale – Roma

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Francesca Romana Fragale e l’Effettismo

Sabato 2 febbraio 2019 si è inaugurata la mostra personale di Francesca Romana Fragale, che è proseguita fino al 10, a Roma in via del Corso, patrocinata dall’Accademia d’Arte Moderna, curata dal maestro Claudio Morleni, con l’apporto critico della sottoscritta e ripresa da Art news 24 su Rete Oro, a cura di Gabriele e Daniele Nicosia. In mostra, una selezione di una ventina di opere hanno delineato il percorso artistico dell’artista.

Francesca Romana Fragale è figlia d’arte, di Lina, scrittrice, e di Franco, scomparso nel 2014, scrittore, pittore, ingegnere, segretario generale dell’Associazione Cento Pittori di via Margutta e fondatore del Movimento dell’Effettismo, il cui Manifesto fu da lui stesso pubblicato nel suo “Manuale di pittura” editore Scialpi. Questo patrimonio di conoscenze e competenze, lasciato dal padre, è stato ripreso da Francesca, che è stata sua allieva sin da bambina. Francesca ha pubblicato otto libri e ha sospeso la sua attività di avvocato penalista su tematiche riguardanti l’ambiente– avendo sostenuto diverse cause sull’impatto dell’elettromagnetismo, contro la discarica di Malagrotta, contro l’alto livello di emissioni della radio Vaticana. Le scelte ecologiche e artistiche si sono poi concretizzate, da parte di Francesca, nella fondazione dell’Associazione Futuro Sostenibile onlus, e nell’incarico di vicepresidente dell’Accademia Internazionale d’ Arte Moderna di Roma.

La poetica dell’artista si rifà ai concetti fondamentali della filosofia del Movimento dell’Effettismo- su cui a novembre si terrà una grande mostra dei Pittori Effettisti.

Il principio fondamentale di questo Movimento è quello di non copiare, non plagiare, non usare il computer, non riprodurre in modo pedissequo la natura; mentre scopo dell’arte è quello di suscitare un effetto emotivo di stupore nei confronti di chi guarda, ma nello stesso tempo renderlo partecipe della realizzazione della creazione dell’opera d’arte.

L’Effettismo si basa sulle teorie dello scienziato francese Jean Pierre Changeux nel suo saggio “L’uomo neuronale”. Egli sostiene che guardando un’opera d’arte noi riconosciamo in essa il patrimonio mnestico, che abbiamo accumulato nel nostro subconscio, e collegando l’opera a tale memoria, la “ricostruiamo”, partecipando all’azione creativa dell’artista.

Le opere di Francesca sono tutte cariche di simboli e di significati, che prendono spunto dalla sua esperienza personale, come lei stessa ci indica nelle didascalie delle varie opere; tuttavia queste assurgono poi a dei significati universali, per cui vi è un passaggio dall’individuale all’universale, dall’episodio biografico personale– primo fra tutti la morte del padre — ad una dimensione più ampia, anzi immensa.

Nell’opera “Giustizia” l’artista fa riferimento a tre fondamentali svolte della sua vita: l’abbandono della sua attività di penalista, la svolta, sul piano della ricerca artistica, del passaggio dal figurativo all’astratto e, contestualmente, l’incarico come vicepresidente dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna.

Come abbiamo notato, ogni quadro è legato ad un episodio biografico e “Il cielo che piange” ricorda proprio la morte del padre, che ha costituito un trauma irrisoluto ed una cesura non rimarginabile nella vita dell’artista: il quadro è stato eseguito quando il padre già era gravemente malato e il fatto che il cielo versi gocce di sangue sta ad indicare la pervasività del dolore di Francesca, che acquisisce una dimensione cosmica.

In “Caos” l’artista esprime, come lei stessa spiega, una sua condizione personale, relativa ad un periodo di grande confusione, di disillusione dell’immortalità; di fatto, questo caos assurge ad un significato universale, emblematico, più complesso e più ampio; infatti non è da intendersi, a mio avviso, come disordine, poiché qui vi è, invece, un ordine: l’immagine raffigura una forma ovoidale, che fa riferimento ad un origine, un primitivo, alla nascita della vita; c’è un filo conduttore in questi convolvoli, in queste spirali che ricordano quasi l’acido desossiribonucleico del dna, oppure ricorda la formazione della vita, dell’incipit della vita sia dei primi esseri viventi, sia dell’ origine del mondo.

In Icaro l’artista fa riferimento alla morte del suocero, il dottor Nino Barrasso,e successivamente ha usato questa immagine per la copertina del libro di racconti brevi del marito Giampiero, dal titolo ‘ I 29racconti’; qui Icaro viene rappresentato mentre da solo si spinge verso il sole, quando le sue ali di cera si stanno sciogliendo in gocce di sangue.

Le anime del Purgatorio”, é un’opera caratterizzata dall’uso del dripping, con un blu che si fa elemento strutturante, diapason di tutta la composizione, con palloncini ancorati a terra, che rappresentano le anime del Purgatorio. L’artista vede in questo modo il Purgatorio; in realtà possiamo proiettare in quest’opera le nostre immagini interiori, che fanno riferimento a quell’immaginario personale, a quel bagaglio esperienziale, che ci fa individuare delle “somiglianze di famiglia”, delle connessioni tra la nostra esperienza personale e ciò che vediamo, ovvero possiamo vedere in modo assolutamente proiettivo l’immagine offerta: in questo modo avremo “completato” pienamente ciò che l’artista voleva esprimere.

Prospettive insolite” appartiene– come “Il cielo in città”–alla fase pienamente astratta dell’artista; qui vi sono stralci di un pavimento, di una stanza, vista dall’alto, come se il soffitto fosse bucato, ma questa realtà è del tutto alterata e questo ci fa riflettere sulla sua relatività e sulla trasformazione che tale realtà può subire nell’opera d’arte: come cioè l’arte può reinventare, rileggere in modo del tutto inedito, ricostruendola, ma anche destrutturandola, tale realtà.

Infine, una delle opere più significative è “Rispetto”, che raffigura una formica gigantesca, che cammina, che domina dei solchi giganteschi e alcune foglie; l’artista ricollega l’elaborazione di questa immagine ad uno stralcio dello “Zibaldone” di Giacomo Leopardi, in cui il poeta dice che non ama neanche passeggiare per i prati, temendo di schiacciare ad ogni passo le formiche- nell’ambito della sua visione pessimistica e alla vigilia dell’elaborazione del suo pessimismo cosmico. In realtà la figura della formica si carica di valenze simboliche significative, antiche e moderne; è un animale fortissimo, che può trascinare un peso anche cento volte il suo stesso peso corporeo; è stata trattata nella letteratura, a cominciare dalla favola di Esopo, come un animale forte, previdente, prudente, tenace — fa eccezione Gianni Rodari, che dedica la sua poesia alla cicala, che sa vivere e far vivere l’effimerità della leggerezza della felicità, offrendoci il suo canto per l’estate. Le formiche tra l’altro sono tra gli insetti che dovranno costituire, in un futuro non troppo lontano, uno degli alimenti al quale ci dovremo abituare: questa formica gigantesca ha un valore simbolico altissimo, viene rappresentata più grande di noi, e noi siamo collocati in basso, quindi da un punto di vista ribassato; qui c’è una specie di prospettiva rovesciata, invertita, in cui noi siamo quasi più piccoli della formica; qui il punto di vista si inverte: come potremmo vedere la formica se fossimo più piccoli di lei e lei fosse più grande di noi? Avremmo un punto di vista diverso sulla Natura e ci renderemmo conto della saggezza della formica. Questo quadro è un monito, un messaggio anche ecologico a riflettere sul modo in cui l’uomo “antropocratico” domina il mondo, senza rendersi conto di quanto sono importanti gli animali per il ciclo della vita, anche se sono molto piccoli, proprio come la formica; qui la formica domina le zolle ed è regina del suo spazio, ha un ruolo fondamentale nel suo ambiente, che gestisce con grande consapevolezza; solo che lei sa, a differenza di noi uomini, rispettare la natura: quindi questa formica con il suo atteggiamento vuole essere un esempio per tutti noi.

Le opere d’arte di Francesca Romana Fragale si qualificano pertanto come salvifiche “macchine per pensare”, e per sentire, il senso della Natura, e del nostro futuro su questo pianeta.

Prof.ssa Lucrezia Rubini
Critico d’arte dell’Accademia

Internazionale d’Arte Moderna

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I NUOVI MOVIMENTI LETTERARI

L’Archivio Storico Universale delle Belle Arti del Centro Accademico Maison d’Art di Padova presenta una significativa documentazione informativa e storica sui nuovi movimenti letterari che arricchiscono il panorama culturale nell’ambito nazionale ed internazionale nella divulgazione del pensiero di noti scrittori d’oggi per la rivalutazione degli ideali e significati esistenziali dell’uomo  con una “concezione avanguardistica“, che possa aprire nuovi orizzonti e scenari nella letteratura italiana.

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Gianni Longo – Catania

BIOGRAFIA

“Chi è Gianni Longo?”

Se lo chiese Sebastiano Grasso appena cominciò ad intervistarlo per un articolo che poi venne pubblicato via Internet nel -Il Gruppo di Polifemo-

“Cosa ha di così particolare questo illustre sconosciuto da attrarre l’attenzione di uomini come Piero Guccione,Leonardo Sciascia, di Renato Guttuso,del grandisso anche Antonio Zoran Music?”

Giovanni Longo(all’anagrafe) è nato nel Trentino,da genitori nativi e vissuti per lunghi anni a Cesarò,paese dove il nostro protagonista passò tutta la sua l’infanzia.

Nell’età adulta,indossando studi universitari,mantenne contatti sociali che metabolizzarono le sue esperienze e conservandole in un profondo e ricco bagaglio del Sapere.

Gli era accanto sempre la moglie Rita,donna anche essa di grande spessore intellettuale.

Nel 1986,a dicembre,Gianni Longo ha dato luce a Catania ad una galleria d’arte:Il Segno.

Fu un’antologica di Piero Guccione ha dare inizio a questa nuova sede di cultura e con la presenza di Leonardo Sciascia che la definì:Il più bel museo d’Europa.

Un po’ più tardi Gianni Longo provò a portare nella nostra Sicilia incontri culturali internazionali come-Da Monet a Morandi-o una grande antologica di Hans Hartung.

Ma furono tentativi inutili,la Sicilia non sentiva di averne bisogno,così all’autore gli strappò tutto il suo proggetto.

Anche all’estero i contatti sociali di Gianni Longo non tralasciavano mai il mestiere di apprendere per conoscere.

A dicembre del 2017 la casa storica Curcio Editore gli pubblica il suo primo libro dal titolo Lasciami almeno un sogno e mettendolo,sin dalla sua nascita, nella collana dei suoi autori di talento. (libro a cui l’autore dedicò 7 anni per realizzarlo),raccolta di scritti che subito fu presa in attenzione dalle altre grandi case editrici esistenti in Italia come Mondadori,La Feltrinelli,Garzanti, ed altri ancora.

Testi che testimoniano quanto Sergio Sciacca-noto personaggio della cultura-scrisse in una recensione pubblicata poi nel giornale La Sicilia il 21 gennaio 2019: “E’ un libro filosofico,che studia profondamente la parola e incoraggia alla riflessione,a conoscere se stessi. Gianni Longo,l’autore di Lasciami almeno un sogno è un raffinato intenditore d’arte e un autentico cesellatore del pensiero in uno stile prezioso.”

Anche Giuseppe Possa-critico letterario della Cairo Editore-nella rivista -La Scintilla-nel 2018 scrisse: “Gianni Longo s’affacciò nel mondo della saggistica facendo pubblicare Lasciami almeno un sogno,dove sono raccolti scritti dove ogni argomento pare intrecciato a un altro e in un meccanismo sinuoso e lastricato di perle,di pensieri,di considerazioni tra arte e letteratura diventandone nutrimento per la mente.

Và segnalato inoltre che il 24 novembre 2018 Gianni Longo,in occasione del Gran Galà del Premio letterario Milano Intenational 2018,ricevette il prestigioso Premio della Giuria per il suo libro. Nel 2020 gli furono consegnati: il Diploma Honoris Causa come 1° classificato del Premio Giuseppe Ungaretti,il Premio Franz Kafka,il Premio Giacomo Leopardi,il Diploma Honoris Causa di Critico Letterario e di Arti Visive.

Diploma Honoris Causa di critico letterario

Una nuova dottrina letteraria alle soglie del 3° millennio:

L’Arte della parola “

di

Gianni Longo

Accolti dal loro apparire come un’accozzaglia di vecchi canti cuciti assieme dall’indifferenza del pubblico, ma non da una ottusa diffidenza critica, i miei scritti percorrono un invidiabile destino letterario affermandone gradualmente la loro comprensione.

E’ una letteratura occupata sui più diversi ambiti del sapere,ancor di più nel teatro che serve a ciascuno di noi.

Coinvolto da letture ed esperienze diverse, sono andato ad una più profonda esigenza, a quella, cioè, di indagare su questo mondo volubile e distratto ed impietrito nella sua indifferenza.

Sarà molto difficile portare alla luce il sottosuolo che si cela in noi. Ma tutto può essere detto, e di conseguenza scritto, a proposito di tutto.

Nelle nostre piaghe abitano una sensibilità povera e una mediocrità intellettuale: forse l’uomo non ha più un guanciale dove poggiare la testa.

Il mondo è irreparabilmente perso, la sua vigna è maledetta, e se una grandine continua a percuoterla i suoi grappoli saranno più agri e più guasti di prima.

Percorrendo le strade del mondo commento attorno alle cose, ma come se non sapesssi affatto dove giungere,e nessuno di noi sa bene di che cosa è veramente ricco o perché è veramente povero.

Nessuno ha mai saputo darci la formula che ci assicurasse il possesso della vita nei suoi fondamenti.

La vita è accanto a noi,a portata di mano,e siamo noi a non far disperdere le sue essenze,ma a raggiungerle,riconoscerle e farle nostre alleate. E ogni raccolta di scritti possiede il soffio vitale di chi l’ha scritto e di chi l’ha letto,di chi l’ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso.

Stanno in un buon libro le chiavi della realtà che non possediamo ancora.

In ogni libro,fra tutti i libri,tra la vita e i libri,si scopre la mobile complessità dell’universo mentale dell’uomo di lettere che con le parole riesce a trasmettere l’infinito gioco delle forme che attraversano il mondo della lingua.

Anche la parola riportata sulla carta quindi ha la sua voce,è piena di assonanze,di echi,genera sentimenti e significati dal crepuscolo all’alba,dal mattino al suo tramonto.

Anche le parole si inciampano l’una nell’altra quando cercano di parlare,persino la sintassi si aggroviglia.

Quante doti occorrono ad un oratore! Estro, ispirazione brillante, una briciola di follia, il dono dell’improvvisazione, la rapidità della battuta,il piacere della vanità,la dolcezza della simpatia e l’impulso di imporre le proprie ragioni.

Le parole parlate sono mobili, passano e corrono via, si spostano nell’aria, si trasformano e noi non vogliamo e non possiamo arrestarle.

La parola non è soltanto un mezzo di comunicare le proprie idee, i propri sentimenti e i propri problemi, ma è quella mente che ama suonare e ravvivare gli spiriti, come la musica in alcuni popoli e i liguori forti in altri.

Le parole non debbono essere perle false o frammenti di vetro, ma considerate come affilati strumenti che distinguono, chiariscono, contraggono e stabiliscono rapporti e scandagliano sino in fondo il mistero delle correlazioni ancora indefinite.

La letteratura non si può imparare, la tecnica sì, il periodo sì, la grammatica sì…il resto no!

La mia prova ad esprimere quell’arte che non invecchia, una letteratura di vita e non ispirata a quella della moda. Deve sempre essere al servizio della fioritura della cultura della nostra Epoca.

Tutte le parole, le verità, le menzogne e i silenzi che la abitano,corrono con straordinaria chiarezza nelle essenze del mondo.

Per nulla al mondo la letteratura mi schiavizza, anzi, ogni cosa che riesco a scrivere diventa un’avventura, una sfida e necessaria alla mia esistenza.

Alla letteratura dedico anche i miei ozi e i miei pensieri superflui. Ha questo di bello :stare seduti con la penna in mano, non accorgersi del tempo che passa e sentire insieme qualcosa di simile alla vita.

Così comincio a saccheggiare le radure del mio spirito,spalancandole al sole,all’aria,al vento per portarlo fino alle porte del paradiso.

Vagabondare con l’inchiostro è diventato il lavorio di ricerca del mio essere. Calcando sulla parola sollecito la mia anima alla ricerca del tempo perduto,sollecito a colorarla di un sorriso sino a quando le parole gorgheggiando sulla carta si ascoltano,si applaudono,liete e soddisfatte della propria danza.

I fogli bianchi li amo,riempiono la mia esistenza e con una penna mai spuntata e con le dita mai intorpidite,la mia mente raccoglie una vita reale che mi affascina come la più inebriante delle bevande.

Difronte all’avvenire siamo tutti al tempo stesso ricchi e poveri,l’avvenire può portarci costruzione e progresso,ma pure distruzione e degradazione. Come il fuoco che riscalda,ma può distruggerci o l’acqua che disseta ma può annegarci.

Possiamo trovare radici solide a cui aggrapparci solamente quando ci perdiamo nella letteratura. Dobbiamo quindi essere disposti sempre ad imparare.

Ci crediamo tutti un po’ savi e un po’ matti,un po’ scaltri e un po’ ingenui,un po’ fortunati e un po’ sfortunati,ma non bisogna vendere il nostro avvenire nei desideri pazzi di un pazzo.

Dobbiamo noi stessi stimolarci per resistere alle intemperie esterne e interne.

Di tutti i sapori di cui dobbiamo esserne consapevoli,il più importante è quello della Vita.

La verità Gianni è che hai trascorso la prima parte della tua esistenza in una brughiera,imparando da volumi vecchi che ti hanno svelato solamente ciò che era stampato,ma non ciò che tu eri. Così cominciò il tuo inverno,neve e vento entrarono vorticosamente per troncare le tue radici,i tuoi rami,le tue foglie…però t’hanno reso fertile la virtù dgli errori.

Rimasi a lungo a guardare il mio biglietto da visita,a tal punto che si ingiallirono i bordi quando una luce di una bellissima giornata mi fece poggiare i gomiti sul tavolo e il mento sulle mani intrecciate.

Rimasi a lungo davanti al foglio bianco che mi stava davanti.

Mentre nessun consueto rumore della giornata mi giungeva, nel silenzio scorgo ciò che dovevo imparare: il mestiere della mente.

Le risposte alle domande che mi facevo incominciarono a regolare la vita mia,fino a farle abbracciare l’arte della parola, quella cioè che tende a renderci liberi dalla povertà mentale.

Così, la sciara che stava dentro di me cominciò ad incontrare la melodia nascosta della parola, così nei miei scritti è il vocabolo che ospita la propria ragion d’essere di una cosa,avversando, se sopraggiungessero, persino gli ostacoli del caso.

E’ la parola che dà al libro la sua veste letteraria, avvicina lontananze, tra i sentieri della Terra. 

Essa ci fa occupare nella sobrietà dell’espressione quella vita che nessun luogo ci permette. Illumina inoltre la grande oscurità della nostra esistenza,la nostra vita intima di tutti i giorni e scandaglia la nostra realtà per farci apprendere i suoi più preziosi segreti.

Grazie alla creatività della parola, il grande specchio dello scrivere mi riflette una nuova realtà, mi fa cogliere la fragranza di un fiore nei giardini dello spirito. 

E la mia anima? Stanca trascina sulla carta il mio cammino.

E il mio futuro? Anche l’inchiostro se lo chiede apatico quando il foglio è ancora bianco.

Leggere un libro soltanto per ammazzare il tempo è alto tradimento per l’umanità.

La lettura moderna è anche questo: desiderio di uccidere il tempo, la brama di evadere dalle giornate è diventata una frivolezza e un capriccio. La lettura di un vocabolo è la sua arte,ci riflette infatti le perle della cultura, una frase significa sempre qualcosa di più e,quando bussiamo con insistenza nella nostra mente,sentiamo il suo eco che vuole farci scoprire i nostri bisogni e la nostra identità più intima.

Quando la parola contempla, il mio pensiero osserva,afferra le sue immagini, i suoi suggerimenti e con la sua gioiosità m’insegna molto.Ancor di più, si libera della sostanza rudimentale che riveste il mondo.

Potessi sollevare tutte le boltole delle parole,solo così posso scoprire ciò che mi è lecito,ciò che non posso e non deve esserci.

Il vocabolo è l’abito più elegante e prezioso di cui l’intelligenza possa vestirsi. Permette di vedere e sentire cose che gli altri non vedono e non sentono.

La parola è un dono per chi la incontra,un danno per chi la usa senza coscienza.

E’ la vita dell’anima la melodia che ti viene incontro. E’ la tua barca straordinariamente efficiente e capace di affrontare le onde e le correnti più minacciose. Bisognerebbe farne di lei il miglior uso possibile. E’ il vento che ti porta,buono o cattivo,l’odore del mondo.

Solamente la tua lingua può educarla,perchè è instabile,deve mettere freno al suo argento vivo.

La parola tesse sulla carta i concetti di piacere e di dolori,di gioia e di pena e fabbrica tutto un’arsenale di attrazioni e di impulsi.

Basta con il teatro dell’apparenza,gli ammazzamenti,le guerre. Neanche il Padreterno può assisterci se ci vomitiamo tutto addosso.

Guardiamoci dentro,svuotiamo il nostro mondo opaco,immobile,banale se non vogliam trasformarci in una barzelletta di pessimo gusto.

Nella letteratura provo a far assumere alla lingua le forme più svariate,alle parole le loro note musicali anche sull’orlo estremo della loro trasformazione.

Solamente così i miei interiori monologhi possono registrare le più impercettibili oscillazioni della coscienza e del mondo.

Un libro pensa come noi,o meglio di noi,moltiplica i pensieri che noi gli abbiamo depositato. E’ fonte di sapere,capace di placare la nostra sete di conoscenza soprattutto la nostra mente.

Le parole,in una raccolta di scritti,s’inpadroniscono di noi con un tal fascino da coinvolgerci profondamnete. Nessuno può fermarle o resistere a loro. Intorno ad esse se ne aggrappano altre che ci trascinano sempre più lontano dove,forse,non saremmo mai potuto giungere.

Solo se c’è cultura della parola si può costruire l’edificio del mondo della Sapienza. E suonarla come uno strumento non è tanto facile. Essa ha lo stesso potere dele mani,non solo di afferrare il mondo,ma di cambiarlo. Un libro quindi è quel ripostiglio dove è raccolta la fantasia letteraria che l’uomo immagina.

Devi trovare il coraggio di ascoltarti,imparare ad accettare te stesso,trovare i tuoi pregi,i tuoi difetti le tue debolezze. Fai un viaggio dentro te stesso,sappi che è l’unico posto dove si nasconde la tua vera identità. Soprattutto la letteratura può risvegliarti da un tuo tramonto. Essa ti rivela la vitalità,la complessità,l’ironia,la perenne ed elusiva metamorfosi delle parole che quando si arrabbiano possono persino minacciare la Terra,avvolgerla,sommergerla nei loro gorghi furibondi come il mare.

Ma gettarsi nelle sue onde significa attraversare il tempo che non aspetta mai nessuno.

E solo con le parole si può rivelare la natura giocosa dell’universo. Quando escono dalla penna,spingendosi e urtandosi come bambini alla fine delle lezioni,s’ inciampano l’una nell’altra per pronunciarsi,poi amoreggiando fra loro ci porgono,sul foglio bianco,la nostra vera casa,la nostra vera arma,il nostro rifugio,la nostra protezione: Noi stessi.

26 marzo 2020 Gianni Longo